L’usucapione di quota societaria in SRL è possibile?

Si segnala una interessante sentenza del tribunale di Torino (n. 5552/2021) con la quale è stata riconosciuta la possibilità di usucapire la quota di partecipazione in una SRL.
L’usucapione dei beni mobili è disciplinata dall’articolo 1161 del Codice Civile, il quale recita:

“In mancanza di titolo idoneo, a proprietà dei beni mobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per dieci anni, qualora il possesso sia stato acquistato in buona fede. Se il possessore è di mala fede, l’usucapione si compie con il decorso di venti anni.”

La sentenza del tribunale di Torino si fonda sul fatto che “la partecipazione” è una posizione contrattuale “obiettivata”, con autonomo valore di scambio, ed è qualificabile come bene immateriale, soggetto al regime giuridico dei beni mobili; pertanto, può configurarsi il possesso “ad usucapionem” derivante dall’iscrizione dell’atto di acquisto, anche se nullo o inefficace, nel libro soci.

Il discorso non cambia per effetto dell’abolizione del “libro soci” e della previsione ex art 2470 c.c. dell’iscrizione dell’atto di trasferimento nel Registro delle imprese; iscrizione che la giurisprudenza continua a riconoscere come condizione necessaria e sufficiente all’esercizio dei diritti di socio e quindi fonte di un potere di fatto.

Si è, infine, precisato che non costituisce atto interruttivo del possesso utile ai fini dell’usucapione l’invio di diffide o comunicazioni stragiudiziali, anche se aventi ad oggetto la richiesta di esercitare i diritti amministrativi di socio.
A tal fine, infatti, rilevano esclusivamente, oltre agli atti giudiziali finalizzati ad ottenere, per ordine del giudice, la privazione del possesso nei confronti del possessore “usucapiente”, solo gli atti che comportano, per quest’ultimo, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa.