Inflazione: dal 1° gennaio 2023 il tasso degli interessi legali passerà dal 1,25% al 5% mentre a novembre 2022 l’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le rivalutazioni monetarie ha segnato rispetto all’anno precedente un incremento dell’11,5%.
Questi due valori avranno importanti ripercussioni fiscali e contrattuali nei prossimi mesi che meritano una particolare attenzione.

Inflazione: incremento dei tassi d’interesse

Il tasso legale nel 2021 era pari allo 0,01% nel 2023 sarà pari al 5% con un incremento del 500%. Una prima conseguenza è l’aumento del costo di tutte le dilazioni di pagamento legate al suddetto tasso.
Sicuramente la principale posta interessata saranno le dilazioni e rateizzazioni di debiti tributari ed i ravvedimenti operosi di omessi versamenti: un tributo dilazionato di 10.000 euro nel 2021 costava infatti 1 euro all’anno, mentre nel 2023 ne costerà ben 500 (oltre ovviamente alle sanzioni) – il più alto tasso degli ultimi 25 anni.
Occorrerà pertanto prendere in considerazione anche la variabile costo del denaro nelle scelte di rateizzazione di debiti tributari a seguito di regolarizzazioni con ravvedimento, avvisi bonari e cartelle esattoriali.
I nuovi tassi andranno anche ad aumentare in modo significativo il costo della “Tregua fiscale” in corso di approvazione riducendone l’appeal.

Da considerare che in caso di omessi versamenti di anni passati da regolarizzare per la determinazione del corretto interesse sarà necessario considerare tutte le variazioni intervenuti nei diversi periodi applicando il corretto tasso per ogni periodo.
• Nel 2023 pari al 5%
• nel 2022 pari al 1,25%
• nel 2021 pari allo 0,01%
• nel 2020 pari allo 0,05%
• nel 2019 pari allo 0,8%
• nel 2018 pari allo 0,3%
• nel 2017 pari allo 0,1%;
• nel 2016 pari allo 0,2%;
• nel 2015 pari allo 0,5%;
• nel 2014 pari all’1%

Indice ISTAT dei prezzi al consumo per operai e impiegati

Gli effetti dell’inflazione hanno già cominciato a farsi sentire con il percepito aumento dei listini di prodotti e servizi.
Una conseguenza rilevante dell’aumento dell’indice ha iniziato a manifestarsi e produrrà i suoi effetti nei prossimi mesi su tutti quei contratti pluriennali legati all’indice ISTAT, quali ad esempio gli affitti, che dopo anni in cui addirittura si era assistito a valori negativi a novembre 2023 ha raggiunto l’11,5%.

Un effetto interessante da considerare è l’assenza della clausola di rivalutazione nei contratti di locazione con “cedolare secca” rispetto ai contratti soggetti a tassazione ordinaria che nel caso in cui l’inflazione rimanga sui valori attuali ne riduce la convenienza per i proprietari aumentandone di conseguenza quella per gli inquilini.